Marco Bertali, psichiatra, psicologo o psicanalista ha scritto all’organizzatori dell’evento “èStoria” agli organizzatori scritto alla

“èStoria” 2021-Gorizia: UNA DOLOROSA RINUNCIA A PARTECIPARVI COME RELATORE, A CAUSA DELL’OBBLIGO DEL GREEN PASS
a cura di Marco Bertali – psichiatra, psicologo, psicoterapeuta, autore di libri e opere multimediali per la salute, il Bene-essere e la crescita etico-spirituale www.sos-cervello.it www.fioriredianima.com

A causa dell’anti-costituzionale e liberticida green pass ho dovuto rinunciare a tenere il mio previsto incontro nell’ambito della prestigiosa manifestazione “èStoria” 2021 sul tema “Follia” (conversazione con la giornalista e counselor Lia Silvia Gregoretti); infatti ho deciso di non sottostare a tale obbligo, nel rispetto della posizione fortemente critica che oramai da molti mesi ho assunto a proposito della narrazione dominante sul Covid 19, tenendo anche numerosi interventi in manifestazioni di piazza.

Qui di seguito presento due brevi scritti: -Il primo dal titolo <La “ Follia sociale” della succube accettazione del green pass>, per meglio spiegare, a chi ne abbia la curiosità, le motivazioni della mia assenza da “èStoria” – Il secondo dal titolo <Dalla “Follia sociale” della psicofarmaco-dipendenza di massa alla “Sapienza sociale” dell’auto-cura olistica> è la presentazione del mio contributo accettato a suo tempo dalla segreteria di “èStoria”

La “Follia sociale” della succube accettazione del green pass
L’etimo di “follia” riporta al “vuoto” di un sacco e quindi ad una testa vuota e insipiente. Ecco, ritengo proprio che accettare in maniera succube lo strumento del green pass rimandi ad insipienza e all’inconsapevolezza di quanto è accaduto e quanto sta accadendo a proposito della supposta pandemia da Sars Cov2. Molto, ma molto sinteticamente:

1. il coronavirus Sars Cov2, come gli altri coronavirus (virus a RNA) ha una tendenza adattiva al genere umano, creando cioè solo nelle fasi epidemiche iniziali maggiori problemi, in particolare a persone anziane con pluri-patologie;

2. la malattia infettiva causata dal coronavirus Sars Cov 2 e definita covid 19 si determina solo in una percentuale del 10-15% di persone risultate positive al tampone (test molecolare pcr) e il tasso di mortalità è solo 3 volte superiore di un’influenza stagionale;

3. l’affidabilità diagnostica di tale test scema fortemente, determinando numerosissimi falsi positivi, quando si facciano più di 24 cicli di amplificazione; è quello che è accaduto e continua ad accadere, alterando pertanto tutti i conseguenti interventi sanitari e i provvedimenti limitativi dei diritti civili e costituzionali;

4. esistono oramai da molti mesi protocolli medici avvalorati dall’esperienza clinica che consentono trattamenti precoci domiciliari che impediscono l’aggravamento della malattia e la conseguente ospedalizzazione;

5. tali protocolli scientifici sono stati per ora bloccati dal ministero della salute e dall’AIFA, ricorsi al Consiglio di Stato dopo che invece erano stati approvati dal TAR del Lazio; pertanto le indicazioni date ai medici di medicina generale continuano ad essere paracetamolo o eventualmente antinfiammatori e vigile attesa;

6. con tale blocco può pertanto continuare una campagna vaccinale con sieri genici sperimentali che, in base a regolamento dell’Unione Europea, possono essere autorizzati al commercio solo in assenza di valide cure; e la vera approvazione clinica di tali sieri potrà eventualmente avvenire appena dopo l’attuale fase sperimentale planetaria, cioè a partire dalla fine del 2022;

7. gli effetti vaccinali indesiderati a breve termine, anche gravi e letali, sono ampiamente sottostimati, dalle 10 alle 100 volte, dall’attuale farmacovigilanza passiva. Non si sa ancora alcunché degli effetti indesiderati a medio e lungo termine, che saranno meglio conosciuti solo dopo conclusione dell’attuale fase sperimentale portata avanti in modo maldestro su tutto il genere umano;

8. questi sieri genici proteggerebbero dalla forma grave del covid 19, ma non impediscono il contagio, né la diffusione del coronavirus, tant’è che si mantiene l’ordinanza sull’utilizzo delle mascherine negli ambienti chiusi anche per i vaccinati;

9. Il green pass si è rivelato essere non tanto uno strumento con finalità sanitarie di protezione, ma un vergognosa forma di ricatto per spingere oramai tutte le categorie lavorative alla vaccinazione, in particolare quelle che non riescono a far fronte all’ esagerato esborso mensile per attuare i tamponi; creando nel contempo una discriminazione e una ghettizzazione nei confronti di chi vuole esercitare la libertà di scelta terapeutica, costituzionalmente sancita.

Ecco, per tutte queste argomentazioni, veramente a malincuore, ho deciso di non sottopormi al tampone per ottenere l’obbligatorio green pass per poter accedere agli spazi di “èStoria (ovviamente di vaccinazione non se ne parla proprio …); una decisione etico-spirituale, scientifica, culturale, civile, politica e di vicinanza e solidarietà con tutti i cittadini vessati da questo strumento e con i tanti che sempre più vi si stanno opponendo.

Dalla “Follia sociale” della psicofarmaco-dipendenza di massa alla “Sapienza sociale” dell’auto-cura olistica
Se, come detto, l’etimo di “follia” riporta al “vuoto” di un sacco e quindi ad una testa vuota e insipiente, in realtà la “follia individuale”, che può riguardare ciascuno di noi e in vari modi, può rimandare da una parte ad un “pieno” di sofferenza e di rattrappimento di vita, dall’altra ad un “pieno” di stranezza che sa di estro e creatività.

La tentazione plurisecolare di normalizzare queste “pienezze” ha trovato concretizzazione in epoca moderna nelle istituzioni psichiatriche, dove non si è mai sciolto il sospetto e rischioso intreccio tra cura e controllo sociale. Certo, dopo il grande e rivoluzionario lavoro di Franco Basaglia e dei suoi tanti prosecutori, tali istituzioni sono in alcune realtà profondamente cambiate. Sono stati inventati Centri di Salute Mentale (CSM), servizi per la riabilitazione e la reintegrazione sociale, strutture intermedie, cooperative sociali per gli inserimenti lavorativi, associazioni di volontariato e culturali. Al rapporto esclusivo con figure di tipo sanitario, si è andata aggiungendo, una costellazione variegata di rapporti con figure le più varie. Sono stati dati diritti civili, abitazioni individuali -poche- , lavoro – sempre troppo poco – tempo libero, relazioni comunitarie oltre che visite, assistenza, terapie e ricoveri.

Ma purtroppo c’è il rischio che anche in questa complessa articolazione di servizi, opere e creazioni, possa riemergere, magari addolcita e camuffata, l’ideologia sociale, se non della malattia, del disturbo mentale, con conseguente quasi immancabile ricorso alla prescrizione di psicofarmaci. Inoltre in maniera sottile e pervasiva oramai si è diffusa a livello di medicina di territorio una tendenza ad un approccio meramente diagnostico-prescrittivo con aumento a dismisura del “mercato“ dello psicofarmaco.

Ecco di conseguenza la “Follia sociale” di un’allarmante psicofarmaco-dipendenza di massa. E in questo caso per “Follia” il significato di insipienza, insensatezza, vacuità ci sta tutto. Ed è da sottolineare che, quando si parla di psicofarmaco-dipendenza, si deve intendere non solamente la dipendenza fisica che si viene a determinare dopo un uso anche relativamente breve di tali farmaci, ma anche, per certi versi soprattutto, di una dipendenza mentale, sia personale che sociale, rispetto all’idea del tutto falsante che dolori e sofferenze psico-emozionali possano essere “curati” da una sostanza chimica che “ripara circuiti neuro-cerebrali avariati”. In questo modo si viene a togliere a chi finisce incastrato in tali “protocolli prescrittivi” la responsabilità e il potere di agire psicologicamente e relazionalmente in modo realmente evolutivo e realizzativo; nel contempo, creando il mito della “malattia mentale su base disfunzionale cerebrale”, si alimenta il rischio di stigma e “ghettizzazione”, impedendo inoltre che si attivino reti solidali e di supporto.

A questa “Follia sociale” è allora doveroso rispondere con una “Sapienza sociale” che faccia uscire da confini diagnostici e trappole farmacologiche e che guidi a virtuosi percorsi verso la salute psichica, il bene-essere e un’autentica realizzazione, individuale e collettiva.

Il fondamento per una “Sapienza sociale” e una scienza dell’auto-cura psichica è che le sofferenze psichiche non sono “malattie del cervello”, sono collegate alle esperienze della vita e alle difficoltà di sopportarle e di superarle, si esprimono tramite dei sintomi che devono essere ascoltati, compresi e utilizzati per cambiare se stessi e la società; e questo atteggiamento basilare di ascolto, di avvaloramento e di attribuzione di significato al messaggio sintomatico attiene ad un percorso psicologico che punta a risorse e talenti interiori, mai sopiti, neppure nelle situazioni più compromesse. In questa prospettiva di affrancamento consapevole sono essenziali le vie e le pratiche olistiche verso la salute e il Bene-essere, (meditazione, Yoga, Qi Gong, Tecniche anti-stress …).

In tal senso si può allora parlare di una virtuosa via per una ripresa, una guarigione di tipo olistico: appunto una “holistic recovery”.
Parco Basaglia – Gorizia 1° ottobre 2021 (e a proposito di Franco Basaglia, cosa pensiamo avrebbe detto rispetto alla narrazione dominante sul Covid 19? Avrebbe o no evidenziato lo stesso disease mongering – creazione di malattie a fini commerciali, ma anche politici e di controllo sociale – dietro al cosiddetto covid 19, così come dietro le oramai tantissime cosiddette “malattie” psichiatriche? …)