Tira le pietre. Venti di guerra.

La mia compagna (di origine Slovena) mi ha raccontato la storia della mia Vicina  qui a Koper (SLO). Una donna che ha vissuto la guerra. Ha oltre 80, e li porta alla devo dire ancora molto bene. Ha gambe forti e robuste, che da ragazza le hanno salvato la vita. Perché ha dovuto camminare per chilometri scalza nella neve, per scappare dai Fascisti italiani (e questo mi addolora) che le hanno ucciso la madre. Le stesse gambe forti le sono state utili per portare cibo ai partigiani, nelle colline e in montagna, con il rischio di essere scoperta e rimetterci la vita.

Ma ha qualcosa di più forte delle gambe, i suoi pensieri. Ancora lucidi, semplici, e chiari, con i quali ha risposto così alla sua nipote, nipote che dovrebbe essere nel pieno della sua forza e giovinezza. Le ha detto più o meno queste parole:

“se quelli che stanno al governo non fanno né il volere né il bene del popolo, se non hai modo di difenderti diversamente, tiragli delle pietre.

La nipote alche ha chiesto,

“..e se in mezzo c’è la polizia?”

E lei ha risposto

“Se la polizia difende la gente sbagliata, tira pietre anche a loro.”

 

Poi, una cosa che mi ha turbato è che ha raccontato ancora, alla mia compagna, che i vecchi, quelli che hanno vissuto il clima prima della guerra, cioè che aria tirava, stanno dicendo che, sta tirando di nuovo aria di guerra.

Mi sono venuti i brividi, perché la nostra generazione non ha memoria di questo. Ed adesso capisco perché l’uomo torna a fare gli stessi sbagli in modo ciclico, ogni generazione, o ogni tot generazioni. Perché quando non ha la memoria diretta, o perdere la memoria storica, raccontata direttamente dalla voce dei più vecchi, avendo modo di guardare le emozioni sulla loro pelle e nei loro occhi, e sentirle mentre raccontano della guerra. Quando gli uomini e le donne non hanno più consapevolezza emozionale della catastrofe, rischiano di scivolarci dentro di nuovo nel vortice della violenza.

Anni fa mi domandavo perché? E con gli anni mi è stato tutto più chiaro, in sintesi: siamo mostri.

Non siamo solo mostri di bravura, nello studio, nella tecnica, e nelle arti. Siamo anche mostri di violenza, mangiamo i nostri simili, animali che hanno appena l’1% di diversità genetica. Che hanno tutti i nostri stessi organi, occhi, bocca, orecchie, naso, lingua, cuore, polmoni, fegato, intestino, reni, muscoli, vene, nervi (che portano la sensazione di dolore) e cervello dove questo dolore viene sentito. Li segreghiamo dentro campi di sterminio che chiamiamo industrie o fattorie, e li facciamo a pezzi, pezzi che poi mangiamo.

Nei paesi industralizzati la parte più cruenta di tutto questo è vissuta da una piccolissima minoranza della popolazione. Il resto vede la violenza, la morte, la parte del mostro che è in noi, in modo spettacolarizzato, nei film al cinema e in tv. Violenza anestetizzata. Che ci attrae come falene verso la luce.

Il mostro dorme sopito dentro di noi. Gli aiutanti di Hilter erano persone comuni, anche insegnanti, o medici, e suore, che uccisero bambini di loro spontanea volontà, senza essere pressati da ordini, senza avere una pistola puntata dietro. Di questo ad esempio ci riporta memoria storica Paolini nel seguente video.

Non era Hitler a premere il grilletto, a dare il veleno, così come in ogni singola guerra non erano Stalin, Lenin, Bush (guerra preventiva), o Obama (missione di pace, o polizia internazionale), ma altri uomini, di ogni parte del mondo, di ogni Stato che uccidono.

Molti uomini e donne che hanno ucciso durante la guerra, poi a casa sono ottimi padri e madri di famiglia. Come posso spiegarmi questo cortocircuito? La mia spiegazione è che il mostro è dentro di noi.

Se non sappiamo di averlo, se i vecchi non ci raccontano di lui, e come far emergere la parte buona di noi, l’amore, la tolleranza, la fratellanza, la pazienza, la comprensione, siamo come bamibini stupidi e capricciosi senza memoria. Quando ci dimentichiamo che tutte queste Virtù non sono fini a se stesse, non servono per compiacerci o farci belli, ma servono per salvarci la vita, e salvarla ai nostri simili.

Quando ce ne dimentichiamo il mostro, la parte violente di noi, ci trascina in guerra. E con la guerra, come per la mano sul fuoco che si brucia di un bambino incauto, possiamo a caro prezzo rieducarci come genere umano.

E in questo caso se non sopravviveremo, saremo stati di esempio, l’esempio da non segguire.

 

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Author: La Pillola Rossa

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