Un caso di Giustizia all’Italiana e le sue Cause.

Su punto informatico leggo:

computer-internet-lawDiffamazione, l’amministratore del sito è responsabile.

Condannata una giovane blogger varesina per la pubblicazione di commenti denigratori sul forum letterario Writer’s Dream. L’accusa non ha cercato di individuare il soggetto responsabile. (Aggiungo io i punti esclamativi !!!!)

[…] GUP Giuseppe Battaino ha obbligato L.R. al pagamento di una multa pari a mille euro, insieme ad un risarcimento di altri 5mila euro in favore del soggetto querelante S.T. […]

Nel novembre 2011 la Corte di Cassazione aveva assolto Daniela Hamaui, direttrice dell’edizione online dell’Espresso, sottolineando come ai direttori delle testate digitali non potesse essere addebitata la responsabilità di non aver rimosso dal sito un commento inviato da un lettore e ritenuto diffamatorio. Nel caso della blogger diWriter’s Dream, il soggetto querelante si è rivolto all’amministratrice di un forum senza cercare in alcun modo la reale identità dell’utente coinvolto nella pubblicazione denigratoria.

“Il processo parte male – spiega l’avvocato penalista Carlo Blengino – L’utente che ha delinquito manco lo si cerca, sebbene come noto basti fare una verifica sui server per risalire all’indirizzo IP da cui sono state postate le frasi incriminate, e si mette a processo l’amministratore del sito attingendo, un po’ a caso, dalle leggi dettate per la stampa e per la televisione”. La Procura di Varese ha infatti citato espressamente la vecchia normativa sulla stampa (1948), richiamando anche la nota legge Mammì che prevede per le trasmissioni radiofoniche e televisive la responsabilità dei concessionari e dei direttori dei telegiornali.

Articolo firmato da Mauro Vecchio di Punto Informatico

Fonte: http://punto-informatico.it/3788295/PI/News/diffamazione-amministratore-del-sito-responsabile.aspx

Nello stesso articolo ci sono dei commenti a mio avviso illuminanti, l’utente che si firma con il Nick tucumcari scrive:

[…] l’articolo 21 dice […] Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Un’altro utente che si firma con il nick Witw gli risponde brillantemente con uno dei migliori commenti che ho letto negli ultimi anni a riguardo:

Come asserivo alcuni articoli della Costituzione molto “osannati”, sono in realtà abbastanza ambigui.

Qui ti dice che TUTTI possono manifestare la propria opinione, ma poi precisa che LA STAMPA non è censurabile, quindi non esclude la censura sulla prima parte, fino a citare una successiva legge che è appunto la legge 47 del 1948 che definisce i parametri della libertà di espressione.

Io continuo ad insistere sul fatto che far dipendere da una Legge ordinaria, un diritto fondamentale è abbastanza ambiguo.

E per mettere i puntini sulle ü , direi anche che l’articolo 17 che parla della possibilità di riunione è piuttosto ambiguo, visto che di fatto, a differenza di quanto la maggior parte di noi pensano, VIETA LA RIUNIONE IN LUOGO PUBBLICO, senza previa autorizzazione, anche se consente quella in luoghi aperti al pubblico (come i Bar) … e ci mancherebbe altro. Questa è l’origine delle manganellate date a casaccio agli studenti in piazza.

Benchè le manganellate siano stati dati abbondantemente anche negli Stati Uniti, ricordo il primo emendamento che raggruppa entrambi gli articoli : 

“Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.”

Perché COSÌ dovrebbe essere scritta una legge che descrive un diritto fondamentale, punto e basta ! 

A partire dall’articolo 13 della nostra Costituzione, che dice che nessuno può essere arrestato senza autorizzazione dell’Autorità giudiziaria, tranne poi spiegare in altri 3 commi che in certi casi si può anche fare, gli articoli sono tutti così. Al primo comma ti danno un diritto negli altri te lo limitano, introducendo spesso il concetto di “legge” a parte, sulla quale ci si può sbizzarrire come si vuole.

Non a caso Benigni quando l’ha letta si è fermato al dodicesimo.

La sottolineatura con l’evidenziatore è mia, e l’ho fatta proprio per evidenziare la differenza di principio nei due modi di porsi delle due costituzioni, quella Italiana del tutto e contrario di tutto, e del motto “fatta la legge trovato l’inganno” e di quella degli Stati Uniti, dove con tutti i suoi difetti e storture, i poteri forti dello Stato sono più divisi ed molto più indipendenti che in Italia.

Per quanto riguarda la Casa Editrice, con internet se credeva di ottenere giustizia in questo modo, evidentemente la sua cultura a riguardo del carattere e degli umori della rete probabilmente è limitata, perché la storia ci insegna che rete non gradisce questi atti nella gestione della reputazione. E ci sono fior fior di siti di Marketing che raccontano come gestire brillantemente queste controversie, invece di generare il boomerang dell’Effetto Straisand.

Riporto quanto scritto molto bene su Wikipedia:

L’effetto Streisand (ingl.Streisand effect) è un fenomeno mediatico per il quale un tentativo di censurare o rimuovere un’informazione ne provoca, contrariamente alle attese, l’ampia pubblicizzazione.

Esempi tipici di tali tentativi di oscuramento sono la censura di una fotografia, un algoritmo, un documento informatico o un sito web (per esempio tramite una diffida): invece di ottenerne la soppressione, a causa dell’attenzione mediatica che essa riceve l’informazione viene diffusa tramite innumerevoli e imprevedibili canali.

Nato come meme di Internet, il fenomeno riguarda genericamente qualsiasi fattispecie che acquisisca importanza e notorietà proprio perché oggetto di attenzione dei media a seguito di tentativi, o richieste d’imperio, di rimozione od oscuramento. […]

Il nome Streisand effect si deve a un blogger e imprenditore statunitense, Mike Masnick, che prese spunto da una vicenda avvenuta in California: l’attrice e cantante Barbra Streisand, nel 2003, intentò un’azione legale nei confronti del sito web Pictopia, del fotografo Kenneth Adelman e altri al fine di ottenere un risarcimento di 10 milioni di dollarie la rimozione dal citato sito di quelle immagini di Adelman che, a giudizio di Streisand, mettevano in pericolo il suo diritto alla privacy in quanto raffiguravano la propria villa a Malibu.

Adelman si difese sostenendo che le sue fotografie avevano scopo solo documentale, in quanto tese a rappresentare l’erosione costiera della regione e che le immagini sarebbero state disponibili al pubblico nel quadro di un progetto di monitoraggio delle coste californiane[6]. Quale risultato, la notizia della denuncia di Barbra Streisand ebbe l’effetto di moltiplicare l’attenzione sulla fotografia incriminata della sua villa (edificio che, come fece ironicamente notare anche la testata on-line The Smoking Gun, era visibile già da tempo anche sulle mappe satellitari del sito web GlobeXplorer) la quale passò da poche migliaia a più di 420 000 visualizzazioni nel mese successivo alla notizia. […]

 

Sull’articolo di wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Streisand è possibile vedere altri casi di Effetto Streisand famosi.

Personalmente credo che anche questo caso, il quale secondo il GUP Giuseppe Battaino sembra ledesse la reputazione di (un non precisato) ST in quanto rappresentante della casa editrice (anch’essa non precisata) Z, com’è possibile leggere qui: http://www.leggioggi.it/allegati/condanna-per-mancata-moderazione-dei-commenti-online-la-sentenza/ potrebbe in base al carattere della rete, far scatenare un effetto boomerang Streisand.

Per quanto riguarda questo caso la mia opinione personale e che l’amministratrice del forum abbia abbastanza forza economica per continuare la battaglia legale e se serve proseguire fino alla Corte di Cassazione sperando di ottenere lo stesso risultato di assoluzione che nel novembre 2011 la Corte di Cassazione ha riconosciuto a Daniela Hamaui.

Author: La Pillola Rossa

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *