BIAS = Tendenza. Perché è come è diventato un inglesismo di moda.

Copertina del Libro Il Cigno Nero di Nassim Nicholas Taleb

Il nuovo inglesismo modaiolo è “BIAS”, abituatevi a tradurlo con i possibili sinonimi italiani, come “TENDENZA, INCLINAZIONE, DISTORSIONE, POLARIZZAZIONE”. Spesso è usato con il significato “tendenza a confermare” inteso come la nostra tendenza naturale a cercare solo conferme, piuttosto che il contrario.

L’etimo di BIAS è incerto. E’ un aggettivo e sostantivo inglese probabilmente di derivazione francese (quasi il 50% dei termini inglesi derivano dal francese) e dal provenzale antico “biasis” con il significato di “obliquo”. Treccani riporta che:

[…] come sostantivo, obliquità, inclinazione, tendenza, usato con significati specifici in varie discipline (tendenza a deviare dal valore medio in statistica, polarizzazione in meccanica e in elettronica, ecc.) […]

Il termine BIAS si sta diffondendo molto probabilmente a causa di un importante libro, forse uno dei più importanti d’inizio di questo ventennio. Il libro è “Il Cigno Nero” di Nassim Nicholas Taleb. La diffusione del termine BIAS probabilmente potrebbe essere data dal fatto che la traduttrice Elisabetta Nifosi abbia scelto di non usare i sinonimi italiani a causa della natura saggistica del testo stesso. E il fatto che questo libro sia diventato un campione di vendite è a sua volta un “Cigno Nero”. Vediamo cos’è un Cigno Nero.

Storicamente prima di Taleb il termine “Cigno Nero” e relativo significato era associato a Karl Popper, (vedi video Karl Popper e il criterio di falsificabilità realizzato da Treccani Scuola).

Per un ulteriore approfondimento consiglio la lettura di questo articolo: Il falsificazionismo di Popper di Carlo Veronesi.

Nassim Nicholas Taleb

Tornando a Taleb, la sua opera argomenta le cause cognitive e culturali che rendono il Cigno Nero poco o difficilmente prevedibile.

La teoria del cigno nero, o teoria degli eventi del cigno nero, è una metafora che esprime il concetto secondo cui un evento con un forte impatto è una sorpresa per l’osservatore. Una volta accaduto, l’evento viene razionalizzato a posteriori.

La teoria è stata sviluppata da Nassim Nicholas Taleb per spiegare:

  1. Il ruolo sproporzionato degli eventi a forte impatto, rari e difficili da prevedere rispetto alle normali aspettative nell’ambito della storia, della scienza, della finanza e della tecnologia.
  2. L’impossibilità di valutare la probabilità di periodici eventi rari utilizzando metodi scientifici (a causa della loro natura di eventi a bassissima probabilità).
  3. I pregiudizi psicologici che rendono la gente individualmente e collettivamente cieca rispetto all’incertezza e all’incoscienza dell’importanza del ruolo degli eventi rari a forte impatto nell’andamento della storia.

La “teoria del cigno nero” si riferisce unicamente a eventi inaspettati di larga magnitudine e al loro conseguente ruolo dominante nella storia. Tali eventi, considerati unici, giocano collettivamente un ruolo importante e vasto, contrariamente al normale flusso dei normali eventi. (Fonte Wikipedia)

Copertina del libro: Vendere tutto.

Letto ciò comprendiamo che il fatto che il libro “Cigno Nero” sia diventato un campione di vendite a posteriori ci può sembrare un evento improbabile. Sappiamo tuttavia che Jeff Bezos, fondatore, ideatore e proprietario di Amazon ha contribuito molto probabilmente alla diffusione e lettura di questo testo, perché nella sua biografia (essa stessa campione di vendite) viene citato il fatto che Bezos obbligava tutti i suoi dirigenti a leggere tale libro. Personalmente arrivato a quel punto del libro ho comprato online “Il Cigno Nero” e forse molti altri come me hanno fatto lo stesso, ma questa è una narrazione a posteriori che potrebbe portare con se un errore di valutazione chiamato “fallacia narrativa“.

Ma torniamo al tanto caro termine BIAS, per mia curiosità sono andato a vedere come compare e viene usato nel libro “Il Cigno Nero. La prima volta compare con questa affermazione:

[…] “Gli scienziati cognitivi hanno studiato la nostra tendenza naturale a cercare solo conferme; chiamano questa vulnerabilità all’errore della conferma «bias di conferma».” […]

Da questa prima frase possiamo vedere che poteva essere tradotto con “tendenza a confermare“. Nel libro il termine bias compare successivamente:

“Nota. Il problema della conferma permea la vita moderna, poiché la maggior parte dei conflitti ha origine dal seguente bias mentale: quando gli arabi e gli israeliani guardano il telegiornale, vedono storie diverse nella stessa serie di eventi. Allo stesso modo, i democratici e i repubblicani guardano parti diverse degli stessi dati e non convergono mai sulle stesse opinioni. Una volta che abbiamo in testa una certa visione del mondo, siamo inclini a prendere in considerazione solo i casi che ci danno ragione. Paradossalmente, più informazioni abbiamo e più riteniamo che le nostre opinioni siano giuste.”

Qui si può notare la prima trasformazione, deformazione, cancellazione del termine bias
presentato come “bias mentale”, e non più come “bias di conferma”, quindi ciò che potrebbe essere causa di un processo cognitivo (ricordiamoci “bias di conferma = tendenza a confermare”) diventa nella descrizione narrativa un qualcosa della mente stessa. Possiamo tradurlo come “tendenza della mente” ricordandoci però che è una deformazione del significato iniziale. Nel libro troviamo ancora il termine successivamente:

[…] “Nota. Tali test evitano la fallacia narrativa e buona parte del bias di conferma, poiché chi li effettua è obbligato a prendere in considerazione sia i fallimenti che i successi dei propri esperimenti.” […] […] “Abbiamo incontrato questo tipo di esperimenti all’inizio del capitolo con l’inondazione in California e nel capitolo 5 con l’identificazione del bias di conferma.” […] […] “Questi ricercatori hanno diviso (a grandi linee) le attività umane in due modalità di pensiero che definiscono «Sistema 1» e «Sistema 2», ossia quello sperimentale e quello riflessivo. La distinzione è semplice.

Il Sistema 1, quello sperimentale, non richiede alcuno sforzo, è automatico, veloce, opaco (non siamo consapevoli di utilizzarlo), procede attraverso un’elaborazione parallela e può prestarsi all’errore. Corrisponde a ciò che chiamiamo «intuizione» ed esegue veloci atti di bravura noti come «battiti di ciglia» (blink), dal titolo del bestseller di Malcolm Gladwell. Il Sistema 1 è estremamente emozionale, proprio perché è veloce. Produce scorciatoie chiamate «euristiche» che ci permettono di operare con rapidità ed efficacia. Dan Goldstein definisce tali euristiche «veloci e frugali»; altri preferiscono chiamarle «rapide e sporche». Queste euristiche sono certamente utili, data la loro rapidità, ma a volte possono farci commettere errori gravi. Questa idea ha dato vita a una vera e propria scuola di ricerca che utilizza l’approccio «per euristiche e bias» (l’euristica corrisponde allo studio delle scorciatoie, «bias» sta per «errore»). […]

Qui si può notare la seconda trasformazione, deformazione, cancellazione del termine bias:
che diventa “errore” e non più “tendenza a confermare”. Nella lettura del precedente paragrafo consiglio di sostituire “euristica” con il suo sinonimo “intuizione”. La lettura sarà più agevole e veloce.

Nota: eurìstico agg. [der. del gr. εὑρίσκω «trovare, scoprire»] (pl. m. –ci). – Nel linguaggio scientifico, detto di ipotesi che viene assunta precipuamente come idea direttrice nella ricerca dei fatti, e del metodo stesso di ricerca così condotta: mezzo e., in senso lato, mezzo di ricerca. In particolare, in matematica, procedimento e., qualsiasi procedimento non rigoroso (a carattere approssimativo, intuitivo, analogico, ecc.) che consente di prevedere o rendere plausibile un risultato, il quale in un secondo tempo dovrà essere controllato e convalidato per via rigorosa. (Fonte: http://www.treccani.it/vocabolario/euristico/ )

Nel libro il termine bias successivamente viene usato altre 3 volte come “bias di conferma”, ma da questa frase in poi “di conferma” quasi completamente sparisce:

Questo bias si estende all’identificazione di fattori nel successo di idee e religioni, all’illusione della competenza in molte professioni, al successo nelle occupazioni artistiche, al dibattito sulla differenza tra natura e educazione, agli errori nell’uso delle prove in tribunale, alle illusioni riguardo alla «logica» della storia e naturalmente, cosa più grave, alla nostra percezione della natura degli eventi estremi.

Da qui in poi nel libro il termine bias (tendenza) viene usato altre 21 volte, di cui 18 volte compare come “bias” o “bias + qualche cosa” e solo 3 volte come originariamente proposto “bias di conferma” (tendenza a confermare).

Ecco come probabilmente è nata la moda dell’uso del termine bias, sentito da amici, ascoltato in video blog e letto in alcuni articoli, perché 4 lettere sono più veloci di 3 parole, tendenza a confermare, e perché gli inglesismi fanno più figo. Il tutto a discapito della comprensione di chi ascolta o legge che, o si aggiorna e allinea il proprio personabolario con il nuovo inglesismo, o brancola nel buio con la faccia a punto interrogativo.

 

Author: La Pillola Rossa

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